Editoriale Profilo Donna 2003


Editoriale
di Cristina Bicciocchi


E’ la prima volta nella mia vita che penso: ”Meno male è finita l’estate!”
Eh sì, perché nonostante ami questa stagione e i mesi più caldi, quest’anno abbiamo davvero esagerato con l’afa e le temperature da record. Se continuerà così dovremo davvero ripararci dal sole e dalla calura vivendo “blindati” in casa o in ufficio con l’aria condizionata come obbligo di sopravvivenza...
Mah! Staremo a vedere...
Certo è che abbiamo avuto “un segnale forte e chiaro” di come il clima possa influire sulle nostre abitudini, sulla natura in generale e soprattutto sul nostro rendimento.
Da sempre nei paesi caldi i ritmi quotidiani sono molto più lenti rispetto ai nostri e anche il fabbisogno di acqua si fa sentire più pressante sia per rinfrescarsi che per dissetarsi.
La riflessione che sorge spontanea è che se ci rendiamo conto di quanto la siccità possa influire negativamente sull’agricoltura e limitare l’uso quotidiano d’acqua, pensate quanto sia importante nei Paesi poveri come l’Africa ad esempio, un acquedotto o semplicemente un pozzo, solo per la sopravvivenza degli animali e delle persone.
L’acqua purtroppo è ancora un miraggio per tante popolazioni e, nell’improcrastinabile esigenza di indirizzare risorse umane e tecnologiche per estendere il diritto primario dell’utilizzo di questo bene prezioso a tutte le genti, è per questo che la comunità internazionale ha eletto questo 2003, “anno dell’acqua”.
Meritevole a questo proposito, il lavoro di molti volontari di varie associazioni come il CEFA di Bologna o la ITHANGA GANG di Sassuolo, solo per citarne alcune, che hanno messo a disposizione il loro know how per costruire in Africa reti idriche e pozzi che serviranno inizialmente alcuni villaggi nelle zone della Somalia e del Kenya, ma con l’intenzione di espandere questo servizio nelle zone più colpite del nostro pianeta.
Sono molte le testimonianze che riportano di come in certe zone della terra trovare acqua sia più importante che trovare l’oro e di come ancora in alcuni villaggi, l’unica attività quotidiana per molte donne della tribù, sia di fare km e km a piedi per trovare un po’ d’acqua per mangiare, per lavarsi o per irrigare.
Avete mai provato a pensare invece come con facilità a quanta acqua consumiamo noi in una giornata, senza dare la giusta importanza a questa ricchezza che possediamo?
Se l’allarme “acqua” era stato lanciato già anni or sono, oggi i tempi sono “maturi” perché si cominci a pensare all’acqua come al nostro bene più prezioso, quello senza il quale non esisterebbe la vita sulla terra e che, per quanto ci è possibile, dobbiamo permettere a tutti di usufruirne, senza sprecarne là dove abbonda e cercando di trovare risorse idriche là dove non ci sono....
(per saperne di più www.cefa.bo.it - www.ithanga.org)